S' I' FOSSE FOCO, ARDEREI 'L MONDO


giovedì 26 marzo 2009

Per un Pugno di Benzo # 4



Ok, le benzodiazepine hanno fatto il loro giusto lavoro. Le prendono anche i manager, dice, per migliorare le loro prestazioni. Non c'è da vergognarsi. Ogni tanto si sprofonda nel baratro, prendi un tot di benzo, rigorosamente sotto controllo, e tutto torna ok. Voglio dire, se ci butti anche un po' di alcool poi, finisce che ti diverti pure. Tre settimane e giù a scalare. Che in fin dei conti, c'è un'ignoranza in giro che se ti azzardi a dire Prendo le Benzo, poi finisce che ti guardano come se tu fossi una pazza scatenata che magari potrebbe anche convincersi di essere Obama. Del resto dire Prendo le benzo e diventare a furor di popolo una che da un momento dall'altro chissà che farà, c'è da aspettarsi di tutto, è un soffio. E' assurdo insomma, cazzo di discorsi fa la gente, non è che uno deve andarne orgoglioso, sia chiaro, di prendere le benzo, perché una ragione c'è ed è pure una ragione del cazzo, che fa ribollire sangue e inconscio tutt'uno, ma è come uno che ha mal di testa e prende un analgesico.



Versione analgesico:
- Oh cazzo! Ho un mal di testa, devo proprio prendere un analgesico!
- Oh poverina! Vuoi un po' d'acqua? Posso fare qualcosa per te? Stai tranquilla! Poverella! Posso aiutarti? Magari ti porto la borsa, ti faccio vento, ti faccio un massaggio sulle spalle, ti porto un caffè, un tè, una cazzo di minchia qualsiasi.

Versione benzo:
- Oh cazzo! Ho un trauma di merda che mi porto dietro da vent'anni, ché uno stronzo (nella fattispecie, e degli stronzi, nel complesso) mi ha fatto un sacco male, un male dell'anima, un male cane che mi porto dietro tutt'ora, ogni giorno, minuto, mese, anno, decennio, ventennio eccetera eccetera e devo prendere per qualche settimana delle benzodiazepine!
- Oh poverina! Ora devo proprio scappare. Ciao.
Segue alle spalle:
- Cazzo hai sentito quella? Prende le benzo! Secondo me non ci sta con la testa! In che mondo di merda viviamo: bisogna stare attenti sempre a tutto. Metti che vada fuori di testa, che se prende le benzo ci va fuori di testa o è già fuori di testa! Che gente di merda! Andrebbero tutti sterilizzati. Andrebbero tutti messi in prigione. Andrebbero fucilati. Andrebbero chiusi in un'isola in mezzo all'oceano dove fanno i test nucleari. Andrebbero uccisi. Andrebbero torturati. Andrebbero messi in un gulag.


Praticamente Torquemada sta alle streghe, come le benzo stanno agli ignoranti.

No. Dicevo...

[Voce fuori campo: l'avevo sempre letta un po' strana io, secondo me c'era sotto qualcosa, ora ho capito, prende le benzo, le andrebbe proibito l'uso delle mani.]

Mi son scrollata la farina di dosso, che fare sempre la statua dopo un po', almeno a me, rompe le palle.

P.S. Gg sei una persona splendida, dico, ma io un collega come te, dove lo ritrovo? Ti seguirei ovunque. E' difficile mostrare la gratitudine, sembra quasi di essere finta e melensa alla fine, ma davvero, come cazzo lo trovo un sistema per dimostrarti la mia gratitudine? Io, con Gg, ecco mi sento come se il mondo non potesse più farmi del male, perché c'è Gg. Come cazzo si fa a ringraziare una persona così, oltre al mettersi a sua disposizione completa -incluso smacchiare vestiti con la lingua, lucidare scarpe, stirare calzini, tutto, tutto, tutto, da qui alla fine del mondo, prossime vite incluse?

[Berlucconi dice: lavorate di più! I disoccupati? Che vadano a trovarsi un lavoro! Ma GRAZIE AL CAZZO, chiedo, gliel'ha detto nessuno?]

[Seconda e Terza Foto: Diane Arbus, dico, un mito.]

lunedì 16 marzo 2009

Per Un Pugno di Marmo # 3



Conservare i propri ricordi come fossero opere, dopo un accurato ripristino e restauro, ha sempre il suo gran bel porco fascino.

martedì 10 marzo 2009

Toh, il Devil. Cercavo solo casa, io.

Che non è poi brutto come si dice. La paura mica la vedi fuori, il problema è che la senti tutta intera dentro.

Ho conosciuto il diavolo, mi ha risucchiato l'anima, mi ha masticato le interiora anche se esteriormente sono rimasta uguale e poi ha sputacchiato due o tre filamenti, asciugandosi la bocca con un piccolo fazzolettino di seta profumato e orli ricamati.

Il diavolo vive a due passi da qui ed ha un'energia paralizzante, mi ha fatto sentire la persona più miserabile e sciatta e squallida del mondo, la Miserabile e Sciatta e Squallida per eccellenza.

[Ho paura; ché una cosa così, secondo me, si sente solo di fronte al re delle tenebre e stanotte chiuderò gli occhi e me lo vedrò davanti.]

Il diavolo si riconosce perché chiede gentilmente un favore ordinando, un sì detto al diavolo è garantito con la vita.

Davanti alla torre dell'orologio, in cima ad una casa-torre, l'ennesima casa-torre, famosissima dimora illustrata dalle migliori riviste, il diavolo mi ha tentato ed io con la solita leggerezza ho detto sì, con la solita distrazione che tanto in qualche maniera poi me la cavo. [E sì, col cazzo.]

Eppure ho già vissuto oggi ed oggi ho rivissuto tutto ed è stato come un salto temporale.

Ho visto la casa, credendo fosse la prima volta e invece ho rivisto il letto e soprattutto ho sentito la stessa angosciante sensazione di cazzo dolore del cazzo disperata ed angosciosa [quella quando poi, dici, meglio buttarsi giù dalla torre, allora].

Film [cazzo, ora inizio a cazzeggiare, ma mi stanno ancora tremando le ginocchia, cazzo d'un dio, forse una bestemmia potrebbe alleggerire la tensione, dico, placarlo e distrarlo un attimo].

Situazione iniziale - Sono in questa strada medievale, stretta e tutto è tranquillo.

Punte di leggera angoscia mi avevano colpito già da ieri sera. Niente [mica li so riconoscere io i segnali, anche quando sono belli forti, cazzi a mazzi].

Mi chiama una persona che non conosco [che come cazzo ha fatto a conoscere il numero, cazzo, me lo chiedo ora].

Io voglio una cosa, quella voce simpatica e gioviale mi offre quello che voglio [che c'avrei scommesso fosse una donna paffuta, invece, di quelle alla mano].

Mi dà un appuntamento [che come cazzo ha fatto a venire a colpo sicuro da me che ero pure di spalle cazzo di un metro e mezzo, me lo chiedo solo ora].

Salgo forse una centocinquantina di scalini [che mi son detta, ora sputo un polmone e lo vendo a quel Lunardi delle gallerie, che ora vogliono fare gallerie in tutta Italia, han detto, chissà perché? ha risposto lui, vago, se non ci son più montagne, costruiremo una montagna e ci faremo una galleria, allora].

E mi muovo all'interno di una casa che non conosco ed è come se ci fossi sempre vissuta [roba tipo non inciampare nei duecentosettanta scalini e non perdere l'orientamento -labirinto fottuto- il tutto esattamente tra le 17 e 13 e le 17 e 17, ora che ci ripenso, toccare le palle ad un caraibico impossibile, data la situazione].

E poi incontro il Diavolo. [Mi è venuto anche un porco fottuto dolore vicino all'ascella sinistra, tra l'ascella sinistra e la tetta sinistra per l'esattezza.]

Cioè non è né bello né brutto [che quando l'ho visto, mica ce l'ho fatta a formulare un qualsiasi pensiero che fosse uno, mi sono solo sentita la bocca improvvisamente impastata e un caldo infernale].

Poi dice il Diavolo che ha la doppia mia nazionalità [per il cazzo del caso del cazzo, dico, ma poi sono stata battezzata in uno dei battisteri più belli d'Italia, tergiverso, che ora per entrare paghi anche il biglietto che nel catino battesimale, dice, c'ha messo le mani Donatello e lui ti sfodera il famoso Mangiaqualcosa che, guarda il caso fottuto, dico, va a colpo sicuro, abitava nella stessa via dove io andavo sempre da piccola, da mia zia, al numero 13, dicevo, dove c'era un enorme giardino con un enorme salice che io quell'albero lì me lo ricordo sempre con una certa inquietudine romantica tedesca molto cupa e tetra, appunto, che non c'erano cazzi che io ci dormissi in quella casa lì con il giardino con il salice e l'erbetta grigia e la nebbiolina nel chiarore lunare, che piangevo come una disperata e quando mi andava bene mi facevo venire le convulsioni e mi veniva a prendere qualcuno nel bel mezzo della notte, che io col cazzo ci volevo dormire. E che ti tira fuori il cazzo del diavolo?, con tutto il rispetto, il villino 13. Dea bendata bene, che caso! Possibile che tutto quadri così, geometricamente parlando? Diciamo, quando conosci quelle persone che giri tutto il mondo, attraversi l'oceano e te lo ritrovi ovunque, che alla fine ti dice, il mondo è piccolo, ma così piccolo, dice, che eccoci qui. Che c'è il sole da stamani, ma in quel momento lì piove e poi smette e in quella stanza lì c'è un cazzo di caldo che muoio].

Esco. Non mi ricordo nemmeno se aveva gli occhi o no. So che mi ha guardato che anche io poi l'ho guardato e ci siamo anche detti qualcosa, con il pensiero, ma non io ho capito bene.

Andiamo a fiducia, ha finito.

Niente, poi sono tornata nella mia tana. Più squallida e miserabile e sciatta di sempre. Con le gote rosse della tisi e il cuore ancora in accelerazione.

E ricostruendo passo per passo il tutto [c'ho ancora lo stomaco rovesciato] mi sono vista e sentita lì: vestita di nero, cadendo dalla finestra della casa-torre [un trentello buono di metri, che nel medioevo figurati se c'era la rianimazione poi, fosse rimasto qualche tassello fuori].

Sì. Decisamente è andata così.

Ora, diciamo che potrei benissimo fare finta di nulla. In fin dei conti il diavolo è normale che stia sulle palle, come è normale cagarsi addosso di paura a vederlo.

Ma già lo so, invece farò una ricerca e se scoprirò che in quella casa-torre lì, che rasenta la meraviglia per me, c'è morta qualcuna nel medioevo o giù di lì e c'è qualche leggenda, non lo so, divento una medium da 'sticazzi, se non muoio prima.

E poi si dice la fantasia, no, no, no, la realtà è molto peggio. Ahahah. A.A.A. Esorcista cercasi. Max serietà.

lunedì 2 marzo 2009

Delirante-post birreria.


Ho bisogno ancora di odiare, perché si sa.

Le persone si odiano quando sono ancora in vita, mai dopo, dopo si amano.

E noi, idioti, ignoranti, arroganti, pedanti, in vita odiamo. E rimandiamo l'amore con l'illusione di allungare il tempo.

Che allora, non lo so, mi viene da pensare che l'amore sia solo l'opposto del tempo in cui una persona è viva: più tempo hai, più tempo ti illudi di avere, più rimandi e meno amore hai a disposizione.

Che io mia madre, per esempio, siccome l'ho sempre odiata, una volta abitavo in una casa-torre ed era una delle ultime volte che ancora la vedevo, un giorno me la son trovata tra le mani in una diapositiva. Che le diapositive sono una cosa diversa dalle fotografie se le guardi controluce, sono magiche, ché all'inizio non vedi un cazzo, ma poi per un po' di luce, rivivono all'improvviso e tu vedi un intero universo in trasparenza. Ed io un giorno ero lì, dentro una casa-torre, sul cocuzzolo di una collina, dentro un paese. Seduta in cima alla casa-torre in cima al paese in cima al cocuzzolo di una collina ripida dove vedevo tutto, lì sotto, e mi venivano un po' anche le vertigini, a volte, in quella casa lì con un'enorme tenda arancione. Ed ho visto all'improvviso mia madre illuminarsi in forma tridimensionale e mi son chiesta: "Ma io, 'sta donna qui, se ora fosse morta, riuscirei ancora ad odiarla come sto facendo ora?".

L'introito va tutto a vantaggio dei produttori di orologi e calendari, agende ed annuari, che ci incasellano il tempo, che poi viene venduto, ché il tempo è lavoro, denaro, energia, ricchezza e povertà. 'Sta minchia.

Ci rendiamo conto di quanto amiamo una persona solo quando è morta e il tempo, boh, non esiste.

E fa un male fottuto del cazzo. 'Rcoddio.

Pubblicità #2

Vaticano & Caritas Business dà il via al piano anticrisi:

Anche i sacerdoti possono concedere prestiti a tasso variabile zero* ma solo ai fedeli.

Per info: secondo confessionale a destra, solo nelle migliori parrocchie.

[Tan 7,28, Taeg Max 7,99]

Game Over: il mio miglior risultato


Titolo: Il figli di precedenti matrimoni sono noiosi strascichi, di cui se ne farebbe molto volentieri anche a meno, mi ha detto in uno dei suoi migliori momenti materni, di quelli quasi un po' confidenziali, in cui si lascia andare, quasi da madre a figlia, la prima figlia per l'esattezza, io, quella del precedente matrimonio.

Lui sa. Lui sa tutto. Lui sa sempre tutto.

Da parte mia, io l'avevo sempre sospettato, ma avevo sempre scacciato il pensiero con una beffarda alzata di spalle: “Lui sa sempre tutto? ah ah ah... ma dai... ma chi è? il conte Dracula in persona? ho smesso di credere alle favole prima di nascere!”.

Quando ancora mia madre ballava con il suoi grandi cappelli e mio padre l'arpionava stretta, nemmeno fossero su una tonnara, che poi si son mandati affanculo ed io bla bla bla, alla fine ho incontrato lui.

Lui che sa tutto, anche quando sono convinta che non sappia, quando sono assolutamente certa della mia persuasione, del totale ed assoluto controllo dei muscoli facciali e della voce mentre mi racconto l'ennesima cazzata.

Ma niente, dicevo, lui tutto sa ed è talmente vile il suo sapere, che mica me lo dice subito che sa, a volte aspetta anche giorni, settimane, mesi, mentre mi lascia affogare nell'ironia sadica del mio teatrino, osservandomi con ghigno quasi divertito e sprezzante.

Così lui, con tutto il suo sapere, a volte mi ferisce anche, perché a certe cose, a volte, è un po' come se ci credessi fermamente anch'io.

Come guarire, per esempio, dimenticare, trasformarsi, rinascere.

Lui sa soprattutto nei giorni di pioggia. Che se fosse in un giorno di sole, potrei andare a fare una passeggiata, a respirare un po' d'aria, a cercare distrazione, e invece no: lui sa sempre tutto specialmente nei giorni di pioggia.

Che nei giorni di pioggia, ultimamente, piove anche in casa, nell'angolo tra il forno e la finestra, e sentire goccia a goccia, dopo goccia, a due passi da me, che mi illudo di essere protetta almeno da un involucro edilizio, mi dà un senso di tristezza ancora più disperata.

Perché nel mio teatrino, quello in cui mi trucco e mi travesto, dove entro nella parte e m'immedesimo, finisce che è un po' come portassi una maschera di vetro trasparente, fragile, tagliente e trasparente a tutto tondo.

Lui sa, piove ed il mio cane ha una nuova targhetta con un altro numero di telefono che non è il mio, una di quelle cose che succedono quando muori, per esempio.

Che a parte che il mio cane è diffidente per natura, che mai si farebbe avvicinare da un estraneo, e che se mai si perdesse e se qualcuno lo avvicinasse, ipotesi, quel qualcuno non potrebbe chiamare una persona morta, sarebbe sconveniente.

È matematico.

Come è matematico che lui sappia, tutto, anche ciò che io credevo nascosto da una paranoica precisione.

Ma la precisione, si sa, appartiene al caso.

La precisione è una illusoria mania, figlia di qualche annoiato depresso che impila i maglioni per gradazione di colore e sistema i libri in ordine alfabetico, è l'invenzione di un sadico despota.

Perché la precisione non è roba per noi comuni mortali, noi potremmo avvicinarci alla precisione, essere quasi precisi, sfiorare la precisione, illuderci di precisione, ma mai, mai potremo possederla completamente e nella sua totalità.

La precisione è un inganno globale.

È come credere di poter incontrare quel gran bel pezzo d'uomo, sessualmente parlando, in quel preciso luogo, in quel preciso momento, davanti alla pasticceria, per esempio, entrambi con due ore libere a disposizione e precisamente decisi ad ubriacarsi con i babà al rum.

È come credere di potersi ingannare, tranquillamente, anche una volta tolti i vestiti di scena, credendo di essere tutt'altro che uno strascico del caso.


Chiusa: Mentre a 150 chilometri da me, strade precluse in entrambi i sensi, che io della legislazione stradale me ne frego un po' anche, l'unica traccia di amore si sta spegnendo. Mia nonna.


martedì 24 febbraio 2009

Nostalgia



Erano meglio gli anni '70, perché invece di sputarti in un occhio, potevi sputare preventivamente sullo spazzolino del mascara.

[Io mi ricordo mia madre: prendeva il mascara, ci sputava dentro e, una volta assolto il rito mattutino, si truccava tranquillamente.]

Poi la cosmesi si è voluta evolvere e bla bla bla.


domenica 22 febbraio 2009

Per un Pugno di Prugne # 2


Ieri, Sabato 21 febbraio 2008, nei locali della mia integrità, è stato approvato all'unanimità da tutta me stessa al completo e senza nessuna parte astenuta, che ogni persona o oggetto o animale che mi incontrerà dovrà chiedermi “Allora, come stai?” con un'espressione viva ed accorata, dovrà mettermi a mio agio, possibilmente seduta, al caldo e con possibilità di fumare, e dovrà ascoltare per venti buoni minuti minimo la mia risposta, incoraggiandomi nel frattempo con parole di comprensione, congratulazioni, complimenti e dandomi validi suggerimenti.

Non ci sono ma, però, appelli, cazzi e mazzi che tengano, bottiglie d'acqua e cortei.

Come le “migliori amiche”, semplice invenzione di qualche sociopatico alcolista diventato famoso per una mera casualità: le “migliori amiche” non esistono; a meno che la categoria non riguardi quelle che ti chiamano, ti chiedono come stai e mentre tu stai per dir... ti interrompono con i cazzi loro. Ok, io regolarmente appoggio il telefono sul divano e continuo a limarmi le unghie, a mettermi lo smalto, a depilarmi le sopracciglia e poi attacco.

Smettiamola con queste pagliacciate.

Ultimamente sono un po' più stronza del solito, lo so, ma è per entrare meglio nella parte: a storia dovremo affrontare il dispotismo ed io farò la despota.

Inoltre, nel Venerdì il transfert ha fatto sì che MisterB mi apparisse sotto una luce nuova e completamente rivoluzionaria: era una iena, animale bruttissimo e abbandonato dalle divinità, ma non una iena giovane e con ancora tante speranze nel cuore, era una iena vecchia, malata e con chiazze di pelo alternate a chiazze di pelle in putrefazione [una sorta di dermatite ienica dolorosissima], in più il suo branco di iene, quello con cui MisterB era solito andar per carogne, lo aveva dapprima isolato e poi abbandonato, solo, decrepito e assolutamente incapace di provvedere a se stesso.

Se ci fosse qualcosa in contrario alla mia Regia Decisione, prego rivolgere le proprie rimostranze all'inventore della funzione di educatrice o all'inventore del concetto di amicizia, fratellanza, cordialità, berlusconi, il vaticano e banalità simili.

Mi sono rotta il cazzo, per usare un eufemismo, di stare ore ad ascoltare i cazzi degli altri senza che nessuno ascolti i cazzi miei, in sostanza.

Io non sono buona, è contrario alla mia natura più intima.

Trovo quindi un'ulteriore ed inutile perdita di tempo il continuare a forzarmi di essere ciò che non sono.

Io sono cattiva e non potrò mai diventare buona.

Così come trovo sia ingiusta l'imposizione, chiaramente lesiva ed anticostituzionale alla mia dignità come persona, del dover essere buona a tutti i costi, pena la diffamazione, il pettegolezzo selvaggio, il mobbing, bla bla bla, o per evitare tutta una squallidissima serie di ripercussioni infernali, energetiche o reincarnative.

Io non sono buona, non voglio essere buona, ad essere buona faccio una gran fatica, non sono sincera né spontanea e finisce che poi mi incazzo, sempre, proprio perché appunto io non sono buona.

Arriva un certo momento nella vita in cui dobbiamo fare i conti con noi stessi ed iniziare ad accettare anche quelle parti di noi socialmente considerate compulsive e amenità varie.

Deduzione da il famoso mantrazzo: “Da oggi basta, comando io”.

Quando ero in Terza Media una troia ripetente voleva sempre con prepotenza che le passassi i compiti. Quando io mi mettevo a fare il compito, lei iniziava a battere colpi alla sedia, fintanto che io non mi giravo incarognita:

Io - Che vuoi?

Colpi alla sedia.

Troia Ripetente - Dammi il compito!

Colpi alla sedia.

Io - No.

Colpi alla sedia.

T.R. - Ti rompo il culo.

Io - Ok. Ti faccio il compito.

Così dovevo fare il mio compito e anche il suo, che ovviamente doveva essere diverso dal mio sennò mi sgamavano. Ma un giorno mi incazzai, mi sono sempre incazzata facile io, e siccome ancora non avevano inventato il bullismo, dovetti farmi giustizia da sola.

Passai una notte intera nel letto di mia nonna, ché mi facevo paura anche un po' da sola io, io sono sempre stata molto suscettibile; per esempio non ho mai visto oltre i dieci minuti un film di Dario Argento , perché ho sempre vomitato al nono minuto.

In quella notte che passai nel letto di mia nonna, stringevo tra le mani il ciondolo di una collanina a forma di teschio; avevo un ciondolo a forma di teschio, perché ero sempre molto allegra nelle mie scelte: il ciondolo avrebbe dovuto essere il simbolo della mia battaglia o l'icona della mia vittoria.

Passai tutta la notte a ripetermi che il giorno dopo sarei andata dalla troia ripetente e le avrei detto: “Ok, ora hai rotto il cazzo e i compiti non te li passo più, ché sennò alla fine io prendo due diplomi, ma uno lo danno a te e non a me, e non è giusto ed io sono contro le ingiustizie e non sono nemmeno generosa”.

Io - Senti troia, io volevo dirti una cosa.

T.R. - Veloce, sennò ti spacco il culo.

Io - Ok, ecco i compiti di matematica, geografia e storia.

A ricreazione poi è venuta una tosta del piano di sopra che mi ha detto che il suo fidanzato mi aveva dato un passaggio in motorino, ma non era colpa del suo fidanzato, perché ero stata io che l'avevo bloccato e poi l'avevo obbligato con violenza a darmi un passaggio, e quindi dovevo stare attenta, perché il suo ragazzo dovevo lasciarlo stare, sennò mi spaccava il culo.

Ovviamente il teschio l'ho buttato via, come amuleto per l'invincibilità aveva fallito, ma oggi la troia è una fattona tossica e quella del fidanzato coglione con il motorino fa la puttana in un nigth club per vecchi bavosi. Così, tanto per dire.

Ok, io vado da MisterB. Ma son cose che non si fanno comunque. Insomma. Poi per forza si diventa cattivi.

giovedì 19 febbraio 2009

Voce abusou

Tanto per. 'Na botta di vita!



Cioè non so se rendo il concetto!


Ora cantiamo:

Voce abusou
Tirou partido de mim
Abusou
Tirou partido de mim
Abusou
Tirou partido de mim
Abusou

Mas nao faz mal
tão normal ter desamor
tão cafona sofredor
Que eu ja nao sei se meninice ou cafonice
O meu amor

Se o quadradismo dos meus versos
Vai de encontro aos intelectos
Que nao usam o coraçao
Como expressao

Que me perdoe
Se eu insisto nesse tema
Mas nao sei fazer poema ou cançao
Que fale de outra coisa
Que no seja o amor

Se o quadradismo dos meus versos...



Traduzione:




Tu hai abusato / esagerato
mi hai preso in giro
hai esagerato
mi hai preso in giro
hai abusato di me
mi hai preso in giro
hai abusato

Non fa male
è normale disinnamorarsi,
è [così] volgare e sofferente
che io non so se è infantile o volgare
il mio amore

Se l'arretratezza dei miei versi
si scontra con la ragione/intelletto
che non usa il cuore
come espressione

Perdonami
se insisto con queste cose
ma non so scrivere un poema o una canzone
che parli di un'altra cosa
che non sia l'amore

Se l'arretratezza dei miei versi...



Parafrasi:



Ora ha rotto il cazzo [il destino, il caso, la vita]
mi ha preso per il culo [la vita]
ha rotto proprio il cazzo [con questa situazione]
perché è una presa per il culo [il tutto del mondo intero]
ed a me ha proprio rotto il cazzo
perché che cazzo fa [la vita]? mi prende per il culo? [La vita]
Ha proprio rotto il cazzo

Dice che non dovrebbe far male [col cazzo]
perché è normale che tutto vada affanculo così
ma puttanavaccatroia è talmente schifo
che non capisco più un'emerita sega
se sono io troppo idiota
o se veramente è il cazzo di questa situazione
a farmi soffrire per questo cazzo di storia
che si chiama “amore”

E porcoilgiuda mi sembra di essere idiota
perché tutti dicono tante cose,
ma che non hanno un cazzo a che vedere con quel che si sente.

E non so dire altro,
non riesco a pensare ad altro
che non sia quel cazzo di questo amore




che devo soffocare qui. Nel cuore [che cazzo]


p.s. Secondo me quello del secondo video c'ha la dentiera.

mercoledì 18 febbraio 2009

A Lezione di Storia

Ok, una semplice considerazione: si può amare contemporaneamente 60 ragazzi?
Ebbene sì, ma si fa un sacco di fatica.




L'altro giorno in classe abbiamo fondato una tribù, io naturalmente mi sono auto-eletta Regina, del resto, ho detto loro, comando io. Il boccone è stato amaro, ma l'hanno ingoiato; in fine dei conti dovranno pure abituarsi alla sudditanza. Quindi ho spartito le terre [i banchini] tra i più robusti e quelli più vagabondi li ho messi alle dipendenze del proprietario terriero come manovalanza.

- Prof. ...cazzo, io non voglio stare alle dipendenze di quello lì, mi schiavizza.

- La prossima volta impari a studiare i verbi, così ti do un banchino anche a te.

- Fanculo prof.

- Prof. ma se il raccolto mi va male?

- Ce l'hai nel culo.

- Come Prof.?!

- Ho detto, ce l'hai una divinità da pregare perché ti vada meglio?

- No, Prof. Ma cazzo c'entra la divinità con il raccolto?

- Be', perché il papa, c'entra qualcosa con il sesso, la famiglia, l'educazione, la ricchezza, la medicina, la fame nel mondo e la tortura?

- No.

- Appunto.

Così abbiamo preferito introdurre il concetto di sciamano, grazie all'uso delle droghe ovviamente, e abbiamo scelto quello più allucinato, che è diventato il capo spirituale della tribù.
Lo sciamano si è messo in contatto con gli dei ed in cambio di una lattina di coca cola ha vaticinato che per avere un buon raccolto, dovevamo fare un'offerta alla dea della terra. Allora abbiamo creato un gruppo di artigiani che hanno iniziato a scolpire statuette di dee in cambio di grano. Il concetto del baratto in sé per sé poteva anche andare bene, ma ingoiare il boccone amaro della materialità&spiritualità è stata dura; del resto dovranno pur abituarsi al Vaticano.

Domani dobbiamo invadere la 3° B, abbiamo bisogno di terre e possibilmente, mi chiedono, schiave, rigorosamente donne.

Speriamo bene.

Me ne frego del sillogismo del giudizio.
Io Aderisco ad ARCIPELAGO SCEC