S' I' FOSSE FOCO, ARDEREI 'L MONDO


sabato 27 dicembre 2008

L'arte mancata di poter fare classifiche, ovvero l'inettitudine quale necessità prima, inalienabile ed inattaccabile delle mie meritatissime vacanze, ovvero quando una buona memoria disturberebbe l'arte di non fare un cazzo e non c'è niente da bilanciare, e poi perché mai mi dovrei privare dell'ozio, in nome di un'ideologia come un'altra tra le tante?

Gli ultimi giorni dell'anno sono per antonomasia i giorni delle classifiche [anche se l'esordio trionfale, va detto, spetta a J.].

Classifica è sintomo di ordine e rapidità, è sintomo di moltissime cose che si succedono l'una all'altra senza posa, fin quando, nel momento gregoriano stabilito, incaricato del rinnovamento ed a cui si dà un senso di fine e di inizio del tutto, non ci si ferma un momentino per fare rapporto di quel che fu, onde evitare il caos dell'accumulo indisciplinato.

Essenzialmente quindi, una classifica la si può fare quando si hanno tante cose che bollono in pentola, quando ci sia bisogno di isolare qualcosa che si ritenga meritevole di lode o di biasimo e di metterlo in evidenza, al fine che non si perda nel frastuono democratico o popolare.

Essenzialmente però, una classifica la si può fare solo quando si ha un filo conduttore che tenga collegato il tutto, come una passione per esempio, una specifica conoscenza alla quale si dedica tempo, costanza, amore e approfondimento: una classifica deve avere necessariamente un unico argomento, come la lista della spesa.

Essenzialmente quindi, io una classifica mia non la potrei mai fare, a meno di rubare decisamente un ipotetico fil rouge e farlo mio, tessendolo con la più totale e spregevole arte dell'incostanza che mi contraddistingue: un'incostanza di fondo tale che la mia vita appaia fatta di miliardi di inizii e di miliardi di interruzioni, il cui spazio tra gli uni e le altre discosti di poco dal massimo di una durata di interesse pressoché pari ad un giorno. Ad esempio, non posso fare una classifica dei miei film preferiti, perché nel momento esatto in cui decido di approfondire la mia cinefilia, ho già il martello in mano per approfondire il fai-da-te, con una sorta di fastidio, per di più, verso uno schermo generico che ci preferisce spettatori anziché creatori del mondo. Peccato che poi il martello, venga sostituito da un imminente bisogno di conoscere tutto sulla tribù dell'isola di Pasqua, rimpiazzata subito da un'impellente necessità di coltivare cacti esotici. Il tutto possibilmente senza muovermi di un millimetro dal divano, dal letto o dalla scrivania; insomma il fare di tutto pur di non fare niente.

Essenzialmente pertanto, credo che la mia classifica di fine anno si possa ricondurre solo ed esclusivamente a due cose, unici perni attorno ai quali, con una obbligatoria costanza, vira la mia vita: lavoro su, vita affettiva giù. Il che come classifica è un po' misera e non si discosta molto da quella dell'anno scorso o da quella degli ultimi anni, almeno che io ricordi. Perché in fin dei conti credo anche di avere una memoria di merda: ricordo solo l'essenziale ed a stento quello che ho fatto in questi ultimi giorni (figuriamoci in un anno); argomento, quest'ultimo, che sarebbe comunque ulteriormente misero per stilare una classifica, benché oltre al dormire, mangiare, bere e leggere, per far spessore, volessimo aggiungere i riposi pomeridiani e gli spuntini.

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